Le Origini

Nel marzo 2012 Fabio Pirola, fondatore e attuale legale rappresentante di Big Picture Learning Italia, rimane folgorato dalla lettura di “Drive –La sorprendente verità su ciò che ci motiva nel lavoro e nella vita” di Daniel Pink.

La soluzione al cliché del corpo docente “I ragazzi sono demotivati” finalmente aveva una spiegazione chiara, semplice, precisa ed inconfutabile. Pink non solo sviluppava efficacemente teoria e pratica sulla motivazione, ma proponeva modelli in cui questa “sorprendente verità” è applicata con successo, soprattutto aziende ma anche scuole. Una in particolare sembra essere quella più performante: Big Picture Learning, tanto da convincere lo stesso Pink a far parte della board  della stessa.

Il desolante paesaggio dei risultati del sistema scolastico spingono Pirola alla semplice considerazione che è irrazionale continuare a ostinarsi nell'utilizzo delle stesse metodologie e pretendere di ottenere risultati diversi (“fai quello che hai sempre fatto e otterrai risultati che hai sempre ottenuto”). Diventa quindi urgente tentare nuove soluzioni in particolare quelle che dati alla mano dimostrano la loro efficacia: Big Picture Learning è una di queste.

Lo staff entra in contatto diretto con Big Picture Learning International il 2 gennaio 2013, dopo due mesi di documentazione autonoma sulla realtà; al contatto segue una proposta di adesione al progetto europeo Leonardo guidato dall'organizzazione olandese e indirizzato alla formazione di docenti. Il progetto si articola in due incontri di formazione intensivi nei Paesi Bassi e uno in Italia oltre a una serie di attività formative su materiale predisposto dallo staff olandese e degli incontri divulgativi rivolti a studenti, famiglie e docenti per introdurre elementi di innovazione nel tessuto scolastico.

Nell’agosto del 2013, il coordinatore si reca a Providence presso la scuola madre, il MET, alla conferenza annuale della scuole Big Picture, esperienza che ripeterà anche l’anno successivo. Nel 2015 sarà invece Chiara Jorioz, vicaria dell’organizzazione, a presenziare all'evento.

Con il termine del progetto europeo Leonardo nei Paesi Bassi a settembre 2014, in cui era presente lo stesso Elliot Washor cofondatore di Big Picture, decidono di sfruttare la sua presenza in Europa per invitarlo in Italia a fondare l’organizzazione Big Picture Learning Italia.

Nella primavera dell’anno successivo, 2015, Big Picture Learning Italia, ora così ufficialmente denominata, trova la sua sede operativa presso SellaLab, incubatore e acceleratore d’impresa. Nel settembre dello stesso anno il coordinatore parte ancora una volta per Providence dove vi resterà per tre mesi presso il MET per un percorso di formazione per acquisire ulteriori competenze didattiche e gestionali, in qualità di direttore nazionale per l’Italia. Nello stesso periodo vengono avviati i primi workshop presso SellaLab al fine di far provare elementi del metodo ad alcuni studenti del territorio biellese.

Nell’aprile dell’anno successivo, 2016, per richiesta di alcuni studenti, tre convinte studentesse pioniere, si dà avvio ad una classe sperimentale. A maggio si inizia pertanto a lavorare alla messa a punto della stessa che vedrà inizio ufficioso delle attività già da fine giugno e la nascita ufficiale il 12 settembre 2016 con la classe beta (stesso giorno delle scuole statali).

La filosofia didattica Big Picture

"Gli studenti hanno bisogno di sentire che la scuola è un posto dove la loro forza e le loro energie sono promosse ed elogiate, dove loro sono considerati come esseri umani [….]
Hanno bisogno che la loro scuola e - la loro società - li veda come risorse e non come prosciugamento di risorse."
Dennis Littky

Big Picture si batte per creare una cultura rispettosa, diversa, creativa, riflessiva ed emozionante.
La chiave sta nell'accoglienza e molte volte basta un sorriso.

L’istruzione e la crescita morale della persona non sono possibili se i ragazzi a scuola non si preoccupano l’uno dell’altro e non vanno d’accordo tra loro. Il cardine portante che permette alla scuola e alla società di funzionare è "celebrare e rispettare la diversità".

Una delle caratteristiche che colpisce nelle scuole Big Picture è la naturalezza con cui gli studenti interagiscono con gli adulti. Si vive nella scuola una cultura di fiducia, rispetto ed equità tra studenti e adulti.

Così facendo si viene a creare un ambiente democratico in cui sentirsi sicuri e rispettati come individui e dove poter sentire vivo il senso di appartenenza alla comunità.

I concetti cardine della filosofia di Big Picture ci spiegano come sia possibile realizzare una scuola con dette caratteristiche, ognuna delle quali è componente fondamentale alla concretizzazione del modello.

  • Un ragazzo alla volta: rispetto per la persona, per la sua singolarità e valore, vissuta come preziosa risorsa.
  • Le tre R, relazione, rilevanza, rigore: fondamenta della filosofia.
    Conoscenza della persona porta alla nascita di una relazione vera che genera un ambiente proficuo per un progetto rilevante perseguito con rigore.
  • Apprendere dal mondo reale: incontrare la realtà lavorativa fuori dalla scuola per portarla dentro la scuola, arricchendo così sia l’una che l’altra.
  • Il progetto: poter realizzare se stessi attraverso un progetto unico e personale nato nel rispetto di se stessi e delle proprie caratteristiche.
  • Le exhibition: mettersi alla prova e apprendere.
  • Il supporto degli adulti: mentor, famiglia e comunità un prezioso apporto alla scuola.
  • L’advisory: ragazzi uniti dalla passione e dagli interessi, cuore di Big Picture.

L’advisory

"L'advisory in una parola è comunicazione.
Rende la scuola più piccola.
Gli studenti sanno che c'è qualcuno per loro, non si perdono in mezzo a tutti gli altri studenti.
Nell'Advisory non si parla agli studenti ma con gli studenti."
Don Weisberger, insegnante

L’advisory è l’anima della Scuola.
Tutto ruota intorno all’advisory intesa come singolo e gruppo.
L'advisory è il centro organizzativo e relazionale di una scuola Big Picture, è il cuore e anima della scuola ed è spesso descritta dagli studenti come “casa” o “seconda famiglia”.
Permeata da valori di fiducia nel singolo e nel gruppo, senso di appartenenza alla comunità; accompagna i ragazzi nel percorso dell’apprendimento ma soprattutto nella crescita personale nel rispetto dei valori della convivenza.

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